Indice di Sharpe

L’indice di Sharpe è un indicatore diventato famoso e molto utilizzato. L’indice di Sharpe fu elaborato nel 1966. Si conoscono numerose varianti. Una delle versioni più conosciute riguarda quella pubblicata nel 1994 dal Journal of Portfolio Management.

L’indice di Sharpe rappresenta una misura di rendimento corretto per il rischio basato sul confronto del “maggior rendimento” – excess return – del fondo rispetto al rendimento di un’attività senza rischio per esempio un bot, cct, con la misura del rischio – deviazione dallo standard – del maggior rendimento. L’indice di Sharpe presuppone che si possa separare il problema della scelta del fondo con migliore performance sul mercato da quello relativo alla propensione al rischio dell’investitore.

L’indice di Sharpe misura il coefficiente angolare della retta che unisce il rendimento dell’attività priva di rischio con il fondo.

La formula matematica dell'”indice di Sharpe” è questa:

Sharpe ratio = RF-Rrf, il tutto diviso la deviazione standard del fondo (deviazione standard o volatilita)

RF=rendimento del fondo

Rrf=rendimento attivita risk free (priva di rischio, di solito sono i titoli di Stato a breve termine come i BOT): attenzione, si esclude il rischio default

DS=deviazione standard (oscillazione della performance del fondo dalla media)

La deviazione standard deve essere il piu bassa possibile (di solito si trova volatilità). L’indice di Sharpe è in pratica l’affidabilità di un investimento nel tempo e come si è visto viene calcolato come un rapporto rischio rendimento nel tempo e misura il rendimento differenziale di un fondo.

Più è alto il valore dell’Indice di Sharpe e meglio è.

Lo Sharpe Ratio o indice di Sharpe è un valido indice di efficacia gestionale e verifica la bontà della gestione e della performance relazionandola con la volatilità e i rischi corsi.

Nella scelta delle alternative di investimento, oltre alle prospettive di rendimento, è necessario prendere in considerazione anche il fattore rischio.

I dati statistici relativi ai mercati finanziari evoluti ed efficienti, dimostrano che nel lungo periodo esiste una correlazione positiva fra il rischio di un’attività finanziaria e il rendimento che la stessa può fornire. Esiste quindi, un particolare profilo rischio/rendimento che caratterizza le diverse tipologie di attività finanziarie e quindi le diverse tipologie di fondi che a queste fanno riferimento.

Per effettuare una misura del rapporto rischio/rendimento al fine di scegliere, tra diversi fondi, quelli che meglio si comportano sotto questo profilo, possiamo ricorrere all’indice di Sharpe.

Tanti sono i metodi per calcolarlo, ma il significato sottostante è sempre lo stesso: dato un certo periodo di tempo, permette di sapere quale fondo ha ottenuto il rendimento migliore a parità di rischio sopportato: rapporto tra la media dei rendimenti del fondo di un periodo e la deviazione standard del fondo stesso; più semplicemente misura il rendimento conseguito per unità di rischio o, in altri termini, quanto rischio corre il gestore per ottenere un’unità di rendimento percentuale;

rapporto tra maggior rendimento del fondo, rispetto al rendimento dell’attività finanziaria convenzionalmente assunta come priva di rischio (di solito i BoT), e la maggior volatilità dello stesso fondo rispetto alla volatilità dell’attività senza rischio: in questo modo si misura il rendimento in eccesso offerto dal gestore rispetto all’attività a rischio zero.

Spesso le classifiche pubblicate da riviste e quotidiani finanziari utilizzano questo strumento per ordinare i vari fondi comuni all’interno delle rispettive categorie.

Pur risultando idoneo a misurare il rischio, l’indice di Sharpe non è completo. Infatti il rendimento per unità di rischio non riflette necessariamente l’abilità del gestore e ciò è evidente nel caso di un fondo che presenta un andamento positivo e non è soggetto ad alta volatilità (perché magari il mercato sottostante è in forte crescita ed assume un andamento quasi lineare). Se ad esempio prendiamo l’andamento dei fondi tecnologici fino ai primi mesi del 2000 notiamo una crescita costante senza grosse oscillazioni. In questo caso gli indici di Sharpe non riflettono l’effettiva bravura del gestore.

Una semplificazione dell’indice di Sharpe viene proposto con l’indice di Modigliani.

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